La mia casa é diventata un’agenda vivente. Mi piace tappezzare i mobili di colorati post-it sui quali scrivo diverse cose.

Non sono particolarmente legata all’utilizzo dei colori, mi adatto con quello che trovo. So per certo che per le cose importanti é giusto utilizzare fogli più grandi così da poterli vedere anche se non sto prestando particolare attenzione.

E’ una strategia che lavora sulla falsariga del diario segreto o del diario personale. Dicono infatti che scrivere possa sortire un effetto incantesimo se si è abbastanza brave nel saper formulare la richiesta.

No, non é magia e si chiama profezia che si autoavvera.

Ma facciamo un passo indietro in cui mi sono resa conto che le mie paure stavano limitando enormemente il mio vivere quotidiano. Uno dei ricordi più vividi delle mie paure risale ad un’uscita in montagna. Dovevo saltare da un masso all’altro per attraversare un fiume e mi ero letteralmente bloccata per il timore di cadere nell’acqua. Parliamo di un fiumiciattolo, niente più che un rigo d’acqua che attraversava la valle. Eppure la paura era talmente forte che diventai di pietra e non servirono a nulla gli incitamenti e le rassicurazioni del mio fidanzato.

Perché raccontare questo episodio? Perché tutte le volte in cui ho sentito scorrere la paura nelle mie vene io mi sono pietrificata. Tutto il mio corpo si è irrigidito e mi era pressochè impossibile pensare ad una soluzione.

Molto spesso, quando dobbiamo prendere una decisione sul nostro futuro, può capitare che la mente si offuschi e sia impossibile vedere alternative. Nei casi estremi si evita addirittura di risolvere il problema, demandando ad un ipotetico e più idilliaco futuro la decisione del caso.

Purtroppo se decidiamo di diventare coraggiose (o più semplicemente abbiamo deciso di tirare fuori il nostro reale Sè stanche di dover sempre procrastinare la felicità) é inevitabile prendere atto delle proprie paure.

Il momento in cui mi sono bloccata timorosa del passo successivo è stato rivelatorio dello stato dell’arte. Io non riuscivo a fare un salto perché la paura era più forte del desiderio di andare oltre la riva.

Perchè ho nominato i miei famosi post-it allora? Che c’entrano con tutto questo?

I primi passi per parlare con i nostri demoni interiori

Quando viviamo immerse nella paura (del futuro, del giudizio, dell’errore, ecc.) è difficile rendersi conto dell’acqua in cui nuotiamo. Mi spiego meglio: é necessario vedere con i nostri occhi ciò che ci fa tremare.

Per farlo dobbiamo parlare con i nostri demoni. Perché non riesco a superare questo? Cosa mi tiene bloccata? In alcuni casi potrebbe essere il timore di essere giudicata o non essere riconosciuta come persona o come professionista a tenerci ben ancorate nel nostro status quo.

Lo status quo é infatti un posto molto carino, arredato da noi stesse, un grembo materno nel quale amiamo rifugiarci e consolarci per ciò che siamo. E’ un luogo dove risuona forte l’eco di parole come “Domani si vedrà” o “Pazienza, puoi vivere senza questo o quello” che, a primo avviso, sembrano semplici ed innocue ed invece non fanno altro che rafforzare un unico concetto: quello per il quale possiamo benissimo vivere…a metà.

Peccato che in noi frema il desiderio di spingerci oltre, di guardare al di là della finestra, capire meglio se veramente tutto finisce qui, con il groppo in gola e la curiosità di una vita diversa.

Molte persone descrivono le loro paure al negativo, anziché raccontare le loro speranze al positivo.

I miei post-it rappresentano proprio queste speranze. Un input continuo e delicato al mio cervello che mette in atto ogni giorno piccoli passi verso il superamento delle paure.

Un giorno ho paura di parlare in pubblico.

Un altro ho il terrore di prendere la patente.

Un altro ancora soffro del timore di non riuscire a dare il meglio come professionista.

Per veicolare la speranza (e facilitare la profezia che si autoavvera) do a me stessa delle piccole indicazioni operative. Spesso i miei comportamenti sono finalizzati all’espressione dei miei valori personali, come l’indipendenza, il desiderio di comunicare o il bisogno di accettare e valorizzare i passi già compiuti.

Stare attente all’iper perfezionismo

Ognuna di noi soffre di una o più paure delle quali non sa più che farsene. Conosco bene quella scissione tra quello che desidero essere e quello che ero, come una muta che non si decide a staccarsi una volta per tutte. Cambiare non è come accendere o spegnere un interruttore, ma un processo lento e a volte tortuoso che dà tuttavia grande soddisfazioni una volta che si è compreso il meccanismo.

Allora prendete la prima volta con spirito giocoso perché sbaglierete.

E lo sbaglio, l’errore é pedagogico nel benessere interiore. E’ la conferma che qualcosa si sta muovendo ed è dannatamente preferibile all’inazione.

Sbaglia chi osa fare qualcosa della sua vita. E chi sbaglia é coraggioso.

Se imparate a non darvi addosso quando commettete un errore siete già a buon punto. E’ andata, punto. Quando ho cominciato a registrare i miei primi video avevo una paura folle di balbettare o sembrare troppo poco professionale o non spiegarmi bene.

La mia attenzione era talmente tanto focalizzata sugli errori da non compiere che avevo deciso di scrivere sempre il mio discorso e poi ripeterlo finché non lo avessi imparato a memoria. Questo toglieva naturalezza alle mie parole e ogni volta faticavo a trovare qualcosa di intelligente da dire, così avevo smesso in fretta.
Eppure il pallino di poter comunicare col mio pubblico mi ha portata qualche mese dopo a riprovarci, stavolta senza foglio.

Ho pensato: “Ok, cosa voglio trasmettere? Sono abbastanza preparata su quello che ho studiato, perché avere paura?”

Anche se qualcuno mi avesse giudicato, cosa avrei potuto fare? Temiamo più le conseguenze ipotetiche che quelle reali e, nella maggior parte dei casi, nemmeno sono così catastrofiche.

Anzi scopriamo che il nostro modo di esistere é solo nostro ed è molto più semplice farsi scivolare di dosso le paure del giudizio.

Ricapitolando:

  • Bisogna prendere atto delle proprie paure senza rimandarle a domani (ma con un poco di benevolenza spalmarle nell’arco di un tempo ragionevole)
  • Trasformarle da paure a speranze
  • Focalizzarsi nell’obiettivo che vogliamo raggiungere (es.voglio comunicare con le persone le mie esigenze professionali)
  • Prendere con spirito gioco i primi passi incerti verso il superamento della paura per evitare l’iper perfezionismo e il moralismo emotivo.
  • Utilizzare dei post-it ben visibili ci ricordano su cosa concentrarci (una cosa per volta, per favore).

Cosa ne pensate?

Esistono altre strategie ma sono sicura che potrebbero essere più funzionali con il supporto di una professionista.

 

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